
La morte di Sandokan
Era un cavallo difficile da governare.
Il vecchio proprietario non riusciva a gestirlo.
Per me fu un amore a prima vista, d'altronde avevo riaddolcito il carattere già ad altri cavalli, uno mi aveva perfino rotto una spalla.
Con lui avevo subito capito che il problema era il cavaliere, infatti usava un morso "cattivo", il morso maremmano, che va usato solo con una mano leggerissima perchè molto doloroso per la bocca in quanto il "cannone" è di forma quadrangolare e non rotonda. La cambiai immediatamente con un'imboccatuta molto leggera e mi ritrovai un animale dolcissimo e collaborativo. Quante passeggiate e quante giornate fuori per i monti con il sacco a pelo. Quanti incontri, dall'orso ai lupi, cinghiali e cervi, aquile e falchi, coturnici e lepri. Passando per sentieri ormai non più battuti, aiutandomi con le mappe militari, una bussola e l'altimetro. La notte lui restava accanto alla mia tenda, calmo e tranquillo. Mi aiutava a montare in sella avvicinandosi a qualche rialzo o inginocchiandosi.
Quando arrivavo alla scuderia, riconosceva il motore della mia auto e mi veniva incontro e subito ficcava la sua testa nel finestrino e prendeva ciò che , a secondo della stagione gli portavo. Passavo prima dal mio fruttivendolo e prendevo i cocomeri che i clienti avevano scartato o le foglie dei carciofi (ricche di ferro) o tutt'al più qualche carota.
Quel 27 agosto del 1999 non mi venne incontro. Corsi al recinto e lo trovai con la zampa spezzata di netto, si reggeva solo con il tendine. Che tragedia.
Venne il veterinario per abbatterlo, e lui con tre zampe mi venne dietro e mi seguì fino al punto dove stavamo preparando la fossa. Dovetti fargli io l'inezione di anestetico perchè non si lasciò avvicinare dal veterinario, (a distanza di quasi 10 anni ancora piango al ricordo), dopo di che gli fu fatta un'inezione letale, la sua agonia fu breve e indolore, ma i suoi occhi dolci ancora mi guardano.
Dopo qualche giorno, un conoscente, consapevole di questo mio dramma mi telefonò e mi regalò il suo bellissimo cavallo.
Andai sul posto e lo caricai sul van, ma dopo una decina di chilometri feci inversione e lo riportai indietro.
Basta, Sandokan sarebbe stato il mio ultimo cavallo (ne ho avuto sei).

6 commenti:
Conoscevo la storia del tuo Sandokan, perchè l'avevi già raccontata riuscendo, oggi come allora, a emozionarmi.
Ma io non sono mai riuscito a capire perchè si debba abbattere ancora oggi, con tutto quello che la medicina e la chirurgia riescono a fare, un animale per il solo fatto di essersi procurato un danno ad una delle zampe.
Chiedo umilmente lumi. Ciao.
Antonio,
capisco la tua perplessità, ma vengon abbattuti anche cavalli da competizione valutati diversi milioni di euro per evitare inutili sofferenze all'animale.
Bisogna conoscere un po' lanatomio del cavallo. Purtroppo le ossa non si risaldano bene.
Poi bisogna sapere che quello che noi chiamiamo zampa anteriore altro non è che quello che corrisponde alla nostra mano e quello che puo sembrare un ginocchio è preticamente il nostro polso segli anteriori e la nostra caviglia nel posteriore.
Lo zoccolo del cavallo sono in pratica il nostro dito indice e il medio.
Immagina lo sforzo di scaricare su pochi cm qualcosa come sei o sette quintali.
Hanno provato a tenere sospeso uncavallo con un imbracatura (quella che veniva usata per caricare i cavalli sulle navi), ma una volta rimesso l'animale a terra purtroppo lo hanno dovuto abbattere (era un purosangue da corsa e non è stao possibile tenerlo in vita neanche per la riproduzione).
Lo so piange il cuore, ma questi animali, che tra l'altro sono stati utilissimi per il progresso dell'umanità sono molto delicati, molte volte basta un seplice raffreddore per compromettere la loro salute.
L'uso del cavallo in agricoltura al posto del bue portò nel medio evo a triplicare il raccolto, perchè nelle operazoni di aratura e trasporto era molto più veloce del bue e nello stesso tempo si arava un terreno tre volte più grande.
Per non parla per l'uso bellico del cavallo.
L'arma che sconfisse i romani durante l'invasioni barbariche fu un semplice strumento della sella: la staffa.
Infatti senza la staffa non era possibile combattere a cavallo o tirare con l'arco. Fino ad allora la cavalleri dei romani era una cavalleria di "movimento", cioè la cavalleria arriva sul luogo dello scontro, scendeva e combatteva, mentre i barbari, ben piantati in sella con le staffe scaricavano tutta la loro potenza sui cavalieri-fanti romani.
ciao
Ero un’appassionata di equitazione, in particolare dei fratelli D’Inzeo (non ricordo se si scriva così, è passato molto tempo), ma da quando mi sono resa conto (e l’esauriente spiegazione sull’abbattimento di un cavallo ne è una testimonianza) che anch’essi sono strumenti dell’umano divertimento, preferisco il pattinaggio. Il Palio, la corrida, il circo, le tanto osannate manifestazioni che sarebbero frutto di una tradizione, ecc. ecc. non sono altro che espressione della crudeltà e del profitto umano. Non approvo che vengano usati neppure i cani poliziotto, antidroga, ecc: non si immagina che fine facciano dopo, molto raramente si riescono a ridimensionare con un bravo psicologo
Mi fa piacere quando i cacciatori si impallinano, proprio tanto, lo stesso vale per i cavalieri disarcionati, tanto loro non vengono abbattuti se si fratturano un dito o una gamba!
Diverso è considerare il cavallo come l’amico a quattro zampe con cui divertirsi, correre, l’amico di cui ci si occupa per molte ore della giornata (ricordo il contadino che passava più ore a strigliare il cavallo che non a lavare i figli…). Ho, nonostante i divieti genitoriali, sempre voluto un contatto fisico con gli animali: conigli, galline, oche, cani, gatti e cavalli. (ho persino grattato la spalla di un maiale, sistematicamente, munto le mucche) Ho aiutato il mezzadro a pettinare la coda, mettevo il viso sulla sua criniera e, sempre di nascosto il 25 agosto, alla fiera degli animali, accarezzavo o abbracciavo cavalli e asini.
Il mio sogno: avere una fattoria con tanti animali caprette, agnelli, galline, oche, gestibili per la mia età e cani, tantissimi piccoli cani.
Non avrei forse un buon profumo addosso, ma tanto amore mi riempirebbe la vita
Ciao Sandokan forse sei con Gea e Mir
Senz'altro Sandokan sarà con Gea e Mir e tutti gli altri animali.
Io ho amato molto l'equitazione, ma non ho mai partecipato a gare sportive ne come atleta (anche se avevo il patentino) ne come spettatore. Il mio cavallo era il mio compagno di viaggio per poter ammirare e assaporare tutto ciò che ci circonda con un ritmo tale da poter cogliere tutti i pur minimi particolari, d'altra parte non dovevo dimostrare niente a nessuno. Il più delle volte uscivo da solo o con mio figlio perchè gli altri "cavalieri" ogni volta che si usciva a passeggio si mettevano in competizione. Adesso che per motivi di salute non posso più andare a cavallo vado in bicicletta sempre con lo stesso spirito.
Per quanto riguarda il profumo voglio ricordare un proverbio:
Non è mozzo di stalla chi striglia il proprio cavallo.
Ho letto la storia del cavallo, ma soprattutto sono stata colpita dal fatto che lei racconta di come si uccide un cavallo che si infortuna. Si dovrebbero usare il meno possibile e non per sport, il nonno di mio padre l'aveva per arare e mi ha raccontato che è vero e che quando si trova carne di cavallo a basso prezzo è perché qualche cavallo è stato ucciso.
Approfitto dell'occasione per ringraziare a nome della classe e scusi gli errori.
Giovanna Fanelli 16 anni
Abbiamo trovato questa poesia, a noi piace, non sappiamo a lei.
ODE AL CAVALLO
Nel campo aperto andiamo
bambina e cavallo.
Pascola, passeggia, mi rivolge
il suo muso morbido come una domanda.
I suoi occhi sono neri e lucidi
come due perle nere.
Il cavallo si ferma, fa fare girotondo
alle sue orecchie e ascolta lontani dolci nitriti,
striscia il musetto sull’erbetta fine.
Alza il collo, si ferma, appoggia la testa
sulla mia piccola spalla come per dare un bacino affettuoso.
Trotterella avanti
e girandosi mi invita a seguirlo.
È la freschezza,
la comunicazione dell’amicizia il suo affetto amoroso.
di Vittoria Borgin
I versi non sono disposti in questo modo, ma non possiamo correggere sul commento, lo spazio è poco
Abbiamo notato tanta delicatezza e affetto in questa poesia sia da parte del cavallo che della bambina, tanto che ci piacerebbe averne uno, ma è impossibile, tutt'al più potremo forse andare al maneggio da grandi.
SALUTI E COMPLIMENTI
Gino e Trifone de Candia 14 anni (siamo gemelli)
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