venerdì 10 luglio 2009




La cagna
Al mattino nel granaio
Dove biondeggiano le stuoie in fila,
una cagna figliò sette,
sette cuccioli rossicci.
Sino a sera li carezzava
pettinandoli con la lingua
e la neve disciolta colava
sotto il suo caldo ventre.
Ma a sera, quando le galline
si rannicchiano sul focolare,
venne il padrone accigliato
e tutti e sette li mise in un sacco.
Essa correva sui mucchi di neve
durando fatica a seguirlo.
E così a lungo, a lungo tremolava
lo specchio dell'acqua non ghiacciata.
E quando tornò trascinandosi appena,
leccando il sudore dai fianchi,
la luna sulla capanna le parve
uno dei suoi cuccioli.
Guardava l''azzurro del cielo
con striduli guaiti,
ma la luna sottile scivolava
e si celò nei campi dietro il colle.
E sordamente, come quando in dono
le si butta la pietra per gioco,
la cagna rotolò i suoi occhi
come stelle d'oro nella neve.

Sergej Esenin [1895 - 1925]

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ciao, Nespola.
Spero non succeda mai nulla di brutto a te e che possa sempre essere felice.
Piangevo quando leggevo questa poesia, mi commuove ogni volta che la leggo.
Spero che, al di là delle varie associazioni cinofile, naturalmente meritevoli di apprezzamento, queste parole riescano ad entrare se non nel cuore, nella mente di coloro che attuano atrocità sia nei confronti degli animali che dei loro simili.
Grazie per averla pubblicata sul tuo blog.
I potenti, cui hai dedicato la significativa poesia di Trilussa, più che mostrare stereotipati sorrisi, dovrebbero riflettere sul serio e non scrivo altro perchè non basterebbe l'intero blog, sono sufficienti Trilussa, lo struzzo.. e il pavone.

Nunzia