Vanga e latte
L'Erede Bestie da soma
Le condizioni dei contadini abruzzesi durante il Regno di Napoli
Non c'è bisogno di didascalia
Non c'è bisogno di didascalia
Teofilo Patini
N.Castel di Sangro 1840
M.Napoli 1906


3 commenti:
Immagini tristi, ma che rispecchiano una condizione presente non solo nella tua regione, ma anche nella mia, purtroppo riconducibili a tempi molto molto più recenti. Fino a circa 50 anni fa le donne più fortunate che venivano prese a giornata per raccogliere le olive, uscivano all'alba e tornavano al tramonto, mettevano i loro neonati nella cavità di qualche tronco, li allattavano quando potevano, in condizioni molto precarie. Personalmente ho visto famiglie di contadini che avevano con loro nel letto 13 - 14 figli, nella miseria, nella sporcizia...Mi fa male ricordare, spesso dicevano:" Per fortuna ci ha aiutato la morte" quando un piccolo non sopravviveva (ed erano tanti). In tempi un po' più recenti il nostro mezzadro mandava a scuola gli ultimi due dei nove figli, non imparavano quasi nulla perchè esisteva solo un'aula per tutte le classi, dalla I alla V elementare. Naturalmente lo studio a casa non esisteva, ma non ho sentito mai che si lamentavano, anzi erano felici di avere da lavorare e da mangiare. Ti assicuro che erano sempre allegri e cantavano mentre raccoglievano i fichi, li stendevano ad asciugare, raccoglievano le mandorle e le sbucciavano e spesso mi univo a loro perchè trasmettevano la gioia di vivere.
Nunzia
Secondo me queste immagini rovinano l'atmosfera idilliaca che si respira entrando in questo blog. La realtà, una volta tanto lasciamola fuori, se possibile.
Luigi De Feudis
Grazie per la critica.
Ma proprio la realtà serve a volte a meglio gustare la bellezza e l'atmosfera idilliaca che cogliamo negli avvenimenti e nelle cose di tutti igiorni.
Quando feci gli esami di V° Ginnasio (ai miei tempi per passare al I° liceo c'erano gli esami) in lingua Inglese mi chiesero una novella di Oscar Wilde: Il Principe felice.
Questo è il sunto:
Il "Principe Felice" è una maestosa statua posta su una collina, ricoperta di foglie d'oro e pietre preziose, diventata simbolo della città e oggetto di ammirazione e vanto da parte di tutti. Una rondinella, una notte, decide di prendere dimora ai piedi del Principe; questi le racconta la sua storia e le chiede di aiutarlo a cancellare le brutture e le miserie della città che in vita aveva sempre ignorato (poiché aveva vissuto nel Palazzo di Sans-Souci, dal francese: "senza preoccupazioni", "dove al dolore non è permesso entrare"). La rondinella, impietosita dalla tristezza del Principe, decide di aiutarlo e inizia a spogliarlo delle gioie che lo adornano per donarle ai poveri e ai bisognosi.
Il Principe ormai rimasto privo di tutti i suoi ornamenti incitò la rondine a migrare verso i Paesi caldi ma questa affezionata alla statua dal nobile cuore resta a fargli compagnia fino a lasciarsi morire ai suoi piedi. Il Sindaco, notando la statua tutta spoglia, grigia e l'uccello morto, decide di abbatterla e gettare i resti nella discarica. Un giorno Dio commissionò a un angelo di portargli le due cose più preziose della città e da questi ricevette il cuore di piombo del Principe e il corpicino della rondinella che guadagnarono l'eternità nel giardino del Paradiso.
Grazie alla tua critica hai risvegliato in me un ricordo di 46 anni fa, in altre parole per pochi minuti mi hai fatto di nuovo sentire un ragazzo di 16 anni.
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