lunedì 5 gennaio 2009




Il maestoso faggio

Un fragore assordante stupra il silenzio del bosco.
Stridono, vibrando, i denti della lama d'acciaio,
e sbranano, ingordi, il tronco bagnato
del maestoso, solenne
ed altissimo faggio.
Scricchiolando, il fusto si inclina su un lato
e, tentando un ultimo abbraccio,
intreccia i suoi rami coi rami fratelli.
Poi, s’abbatte di schianto,
con immenso boato,
facendo tremare la terra
nella grande foresta atterrita
e sgomenta per l’ultimo oltraggio.
Muto, il fusto appena troncato,
piange limpide perle di linfa
e mostra, nella ferita,
numerosi concentrici anelli;
impronte di un lungo e remoto passato:
inverni di neve, di vento e di ghiaccio,
concerti gioiosi di canti di uccelli
nel tiepido sole del mese di maggio.
Triste, osservo con attenzione,
quel taglio, quella sezione di vita,
e la crittografia che, ad ogni stagione,
per segreta e cifrata memoria,
negli anelli è stata scolpita,
senza capirne l’arcano linguaggio.
Così, alla fine della nostra vita,
i polverosi microsolchi neri,
su cui fu incisa ogni storia,
senza un pick up, senza un congegno di diffusione,
resteranno un muto, misterioso messaggio.

Maria Ivana Trevisani Bach
Poesia suggerita da Isadora

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Purtroppo ancora una volta questa poesia bellissima e molto emotiva dimostra che l'uomo distrugge tutto anche le immensità meravigliose della natura.


Roberto Reggiani 15 anni

Anonimo ha detto...

Il signore del blog fa bene a denuciare i soprusi che si fanno sulla natura e questo vale per questa poesia e soprattutto per il salice che è proprio irriconoscibile:uno scempio premeditato secondo me ma nopn si punisce

Angela de Bellis 15 anni

Anonimo ha detto...

Gli alberi sono più utili degli uomini e esistono da prima di loro, allora perché ne facciamo poca considerazione? Se leggiamo è per la loro carta, se abbiamo i mobili è per la loro legna e tante altre cose derivano dagli alberi, basta potarli, non distruggerli
Questo secondo me
Giuliano Gelao