martedì 27 gennaio 2009



Il torrente
Tu così avventuroso nel mio mito,
così povero sei fra le tue sponde.
Non hai, ch'io veda, margine fiorito.
Dove ristagni scopri cose immonde.
Pur, se ti guardo, il cor d'ansia mi stringi, o torrentello.
Tutto il tuo corso è quello del mio pensiero,
che tu respingi alle origini,
a tutto il fronte e il bello che in te ammiravo;
e se ripenso i grossi fiumi,
l'incontro con l'avverso mare,
quest'acqua onde tu appena
i piedi arrossi nudi a una lavandaia,
la più pericolosa e la più gaia,
con isole e cascate, ancor m'appare;
e il poggio da cui scendi è una montagna.
Sulla tua sponda lastricata l'erba
cresceva, e cresce nel ricordo sempre;
sempre è d'intorno a te sabato sera;
sempre ad un bimbo la sua madre austera
rammenta che quest'acqua è fuggitiva,
che non ritrova più la sua sorgente,
né la sua riva; sempre l'ancor bella
donna si attrista, e cerca la sua mano
il fanciulletto, che ascoltò uno strano
confronto tra la vita nostra e quella
della corrente.

Umberto Saba

1 commento:

Anonimo ha detto...

Lo stesso Saba giudicò questa lirica una delle sue più belle, ma anche meno conosciute (giudizio condiviso dalla critica).
In questi versi vengono ottimamente espressi i motivi dell'infanzia perduta, dell'inarrestabile fluire del tempo e dell'inevitabile correre della nostra vita verso la morte.

Nunzia